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L’OBIEZIONE DI COSCIENZA: UN DIRITTO FONDAMENTALE?

Don Claudio Fabian Almeyra Fereyre

L’OBIEZIONE DI COSCIENZA: UN DIRITTO FONDAMENTALE?

Questo è un tema che interessa non solo alla bioetica altrimenti alla filosofia del diritto, perché si tratta del rapporto fra legge civile e legge morale.

Tommaso di Acquino diceva che non tutta la sfera della morale veniva coperta del diritto vuol dire che la morale non può essere fondata dalla legge civile.[1]

Certi valori come Il bene della singola persona, del nascituro, della famiglia e dell’assistenza medica indispensabile, devono essere tutelati dalla legge, quando questa non tutela un bene essenziale alla convivenza e in ordine al bene comune, la legge non è legge, allora deve essere cambiata oppure si deve mettere in esecuzione quello che viene chiamato “obiezione di coscienza”.

Nella società attuale il binomio verità-liberta sta rendendo sempre più difficile la difesa della vita umana della concezione fino alla morte naturale, a livello dell’ordinamento statuale, a questo punto, si vede come pochi decidono il destino di tutti, creando con quest’atteggiamento una sorta di tirannia; questa realtà porta a una confusione tale che cambia anche il senso delle parole ciò quello che era un delitto diventa un diritto.

La situazione creata sta peggiorando giacché il diritto positivo prescinde della etica quindi invece ricercare la verità in ordine al bene comune, se riduce tutto a un meccanismo procedurale in ricerca del consenso, allora il sistema democratico invece di garantire i diritti, tratta di preservare e salvaguardare gli interessi della maggioranza.

Bisogna riscoprire la istanza etico giuridico e assiologica del diritto che si fonda nella dimensione ontologica dell’uomo in quanto persona, questo sarebbe il compito delle carte magne di ogni paese che dovrebbe custodire e tutelare i diritti e valori fondamentali che ordina la convivenza civile per la sopravvivenza della vita sociale.

Il legislatore dovrebbe avere in conto la legge morale iscritta nel cuore di ogni uomo come punto di riferimento della legge civile, sulla base di questi concetti il diritto può trovare la sua funzione intrinseca e ripararsi del relativismo etico.[2]

La coscienza e le sue istanze di libertà e verità:

cosa si intende quando se dice di agire secondo la coscienza? Se fa una distinzione fra coscienza psicologica e morale; la coscienza è il giudizio razionale intuitivo sul valore di una determinata azione.

Per tanto viene vincolata la volontà e la liberta, quando si opera coscientemente, allora la legge umana è la espressione dell’autorità legittima, che ha come fine il bene comune della società determinata in un momento storico preciso, essa si deve fondare sulla ragione, ordinatio rationis, percio la legge deve essere rispettosa e creare le condizioni per la realizzazione della persona.

La prospettiva morale

Per comprendere adeguatamente il significato dell’obiezione di coscienza, conviene preliminarmente soffermarsi sul valore e sul significato della coscienza, che appunto obietta, si oppone a un ordine o a una legge vigente in nome di un riferimento morale o religioso considerato come superiore e obbligante in senso stretto. L’etimologia del termine (cum-scientia) può in tal senso aiutare a cogliere alcuni aspetti rilevanti. Innanzitutto la coscienza ha a che vedere con un conoscere, un sapere (scientia); il momento della conoscenza e ancor prima della consapevolezza personale, ben esemplificata da espressioni quali “essere coscienti di” o “avere coscienza di”, qualifica l’esperienza della coscienza, anche quando questa si esplichi, come nel caso dell‟odc, in senso strettamente morale. L’elemento conoscitivo è quindi agganciato alla dimensione prettamente morale. Tale legame risulta essere fondante: appello a un’istanza etica ulteriore a rigore non si basa su una mera opinione soggettiva o su un qualche parere estemporaneo. Il giudizio morale sulla bontà o meno dell’atto e la conseguente attivazione della componente volitiva del soggetto che poi sfocia nella scelta poggiano su un sapere, che tra l’altro dovrebbe essere riconoscibile e comunicabile (si parla di una cumscientia). L’originario e costituivo carattere relazionale e interpersonale della coscienza mostra come questa non sia interpretabile in termini di chiusura e di autoreferenzialità. Anzi, la complessità delle molte questioni attinenti all‟odc deriva dal fatto che questa è un fenomeno originariamente morale, che tuttavia ha necessità di passare, per così dire, al vaglio del diritto. La salvaguardia di uno spazio di comunicazione effettiva, benché presumibilmente spesso problematica e difficoltosa, tra il morale e giuridico è il presupposto per un riconoscimento appropriato dell‟odc; e tale spazio di comunicazione trova una sua chiara esemplificazione nei riferimenti valoriali e di principio della Carta Costituzionale.

È questo un diritto dovere del medico per la fedeltà al suo rapporto con il servizio all’uomo in quanto tale e alla vita umana considerata come valore in sé, superiore anche alla libera volontà del paziente. Ma il fatto che il medico debba ricorrere a questa autodifesa indica una conflittualità in atto tra persona e società legale e sottopone il medico ad una pressione che spesso non è semplicemente di carattere psicologico”

l‘obiezione di coscienza secondo il CNB va intesa secondo un’accezione più specifica rispetto a un generico atteggiamento di dissenso intenzionale nei confronti del comando dell’autorità, che si esprime nel rifiuto di obbedire a un precetto dell’ordinamento giuridico ritenuto in contrasto con obblighi derivanti dalle proprie convinzioni morali.»[3]

Secondo il codice deontologico di Italia: «Il medico può rifiutare la propria opera professionale quando vengano richieste prestazioni in contrasto con la propria coscienza o con i propri convincimenti tecnico-scientifici, a meno che il rifiuto non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona, fornendo comunque ogni utile informazione e chiarimento per consentire la fruizione della prestazione»[4]

Occorre una formazione del ethos professionale: oltre alla dimensione puramente individuale dell’obiezione di coscienza, vi è una dimensione professionale, la possibilità dell’obiezione di coscienza mantiene vivo il senso dell’identità professionale impedendo l’eterodeterminazione -per legge o comunque per imposizione dall'esterno- dello statuto professionale della categoria di professionisti in considerazione, Invece l’idea che una scelta professionale implichi un'accettazione automatica di compiti imposti ex lege -magari anche contro il codice deontologico- è figlia di una concezione autoritaria del diritto che non ammette l’autonomia dei corpi professionali.

L'obiezione di coscienza in bioetica è costituzionalmente fondata (con riferimento ai diritti inviolabili dell'uomo) e va esercitata in modo sostenibile; essa costituisce un diritto della persona e un'istituzione democratica necessaria a tenere vivo il senso della problematicità riguardo ai limiti della tutela dei diritti inviolabili; quando l'obiezione di coscienza inerisce a un'attività professionale, concorre ad impedire una definizione autoritaria ex lege delle finalità proprie della stessa attività professionale.

La tutela dell'obiezione di coscienza, per la sua stessa sostenibilità nell'ordinamento giuridico, non deve limitare né rendere più gravoso l'esercizio di diritti riconosciuti per legge né indebolire i vincoli di solidarietà derivanti dalla comune appartenenza al corpo sociale.

La Evangelium vitae dice che la legge deve garantire i diritti fondamentali, alla luce di ciò non si può sommettere la legislazione a maggioranze mutabili, la legge deve: a) garantire la vita di tutti b) la legge non può imporre togliere la vita delle altre persone, salvo legittima difesa, questo principio al riguardo dell’aborto e inapplicabile nel senso che un bambino neo concepito non risulta mai un aggressore tutt’altro.[5]

1 E. Sgreccia, Manuale di bioetica. Fondamenti ed etica biomedica, Vita e Pensiero 2012, 75.

2 Ibid., 77.

3 rea, «Obiezione di coscienza e Bioetica CNB 2012.

4 «IL NUOVO CODICE DI DEONTOLOGIA MEDICA», in https://www.health-management.it/CODICE_DEONTOLOGICO/CDM.htm [28-9-2022].

5 «Evangelium Vitae (25 marzo 1995) | Giovanni Paolo II», in https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25031995_evangelium-vitae.html [24-6-2024].

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